La Famiglia

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La famiglia Caracciolo, antica e potente casata napoletana, si legò alla città di Martina sin dall'inizio del XVI sec., cioè da quando, Ferdinando il Cattolico investì Petracone III del feudo di Martina; questo evento così importante per un territorio così aspro e morfologicamente non vocato ad accentramenti di natura demica, avvenne il 3 gennaio del 1507 ed è attestato dalla documentazione sia cartacea che pergamenacea conservata all'interno dell'archivio.

Stemma CaraccioloNella lunga guerra franco-spagnola i grandi feudatari meridionali parteggiarono per l'uno o per l'altro contendente, cambiando spesso alleato, ma Petracone III Caracciolo (documentato nel 1472 - morto nel 1522), primogenito di Giacomo e di Lucrezia del Balzo, tenne apertamente e fedelmente per la Spagna; per questo i numerosi possedimenti feudali e signorie che gli giunsero in dote, ben descritti da E. Papagna nel suo libro Sogni e bisogni di una famiglia aristocratica - I Caracciolo di Martina, sono frutto della politica di assoluta fedeltà, che tutta la sua Famiglia tenne nei confronti dei sovrani Aragonesi.

Qui di seguito si citeranno solo le vicende che portarono Petracone III Caracciolo ad essere investito del feudo di Martina.

Nel 1500, con il patto segreto di Granada il sovrano spagnolo Ferdinando il Cattolico e il re di Francia Luigi XII convennero di dividersi il Regno di Napoli, sul quale entrambi vantavano diritti di successione dinastica; il deposto re aragonese Federico III, tradito dagli spagnoli, cedette per intero i suoi diritti regali a Luigi XII, determinando, così, un inevitabile conflitto fra spagnoli e francesi. In seguito al trattato di Lione del 1504, che sancì la pace fra le potenze contendenti, gli spagnoli divennero padroni dell'Italia meridionale e furono perdonati i partigiani della Francia, ai quali vennero riconsegnati i beni loro confiscati perché‚ ribelli.

Petracone IIIPetracone III, pertanto, dovette cedere Caggiano al conte Luigi Gesualdo ma tale restituzione riguardò solo i beni e non il prestigioso titolo di duca su quel feudo, sicché i Caracciolo conservarono tale predicato nobiliare per oltre un secolo.

In risarcimento della perdita subìta, anche perché‚ il padre aveva acquistato dalla Corona le terre dei Gesualdo, Petracone III il 3 gennaio 1507 ottenne, come s'è detto, la Terra di Martina col titolo, e onore del ducato, colle stesse prerogative, preeminenze, e potiorità per ragione del titolo, che avrebbe potuto godere, come duca di Caggiano.

Petracone III Caracciolo, dunque, fu per il diritto feudale 3° conte di Brienza, 1° conte di Buccino, 2° duca di Caggiano, 1° duca di Martina (1507-1522); quest'ultimo titolo e possedimento i suoi discendenti diretti deterranno fino all'eversione della feudalità nel 1806.

I primi signori della città, comunque, non vennero mai a Martina, limitandosi a far governare da emissari, perlopiù buccinesi, questo vasto feudo, caratterizzato da un limitato gettito fiscale e da sudditi particolarmente ostinati nella difesa dei singolari privilegi fiscali ottenuti a più riprese da diversi sovrani.

Carlo I CaraccioloA parte la fugace e poco documentata presenza del 3° duca Petracone IV (1524-1576), fu il nipote Carlo, il primo Caracciolo a venire espressamente in città nel 1589, trattenendovisi per qualche tempo con la moglie e con i figli. Questi alla morte del padre si era trasferito dall'avita residenza di Buccino a Taranto per poter espletare i diversi incarichi militari di cui era investito e per seguire da vicino le pratiche relative alla complessa gestione dei suoi feudi pugliesi e lucani; aveva ottenuto nel 1570 dal padre Ferdinando (1573-1583), infatti, il Marchesato di Castellaneta, pervenuto alla famiglia come bene dotale nel 1544 e venduto da Carlo, compreso il titolo nobiliare, nel 1580.

Saranno i successori di questo signore a eleggere Martina come centro della loro espansione in terra di Puglia.

Francesco I Caracciolo, 7° duca di Martina acquistò, infatti, le baronie di Locorotondo nel 1643 e di Mottola nel 1653; il nipote di questi, Francesco II venne investito, infine, nel 1713 della baronia di Palagiano, confinante con il feudo di Mottola. Gran parte del territorio di Mottola e vaste aree limitrofe dei comuni di Martina e di Palagiano divennero, così, il più prestigioso ed esteso possesso fondiario dei Caracciolo, che lo trasmisero, come bene burgesantico, ai loro eredi de Sangro, proprietari di un vasto latifondo, incentrato sul centro demico di San Basilio, via via eroso e definitivamente alienato a metà degli anni Novanta del secolo scorso.

Petracone V Petracone VIII Riccardo de SangroArgentina Caracciolo

Simbolo della potenza e del radicamento sempre più profondo dei Caracciolo nel loro vasto feudo pugliese fu il grandioso Palazzo Ducale di Martina, voluto dall'8° duca della città, Petracone V (1655-1704).

La linea dinastica maschile dei Caracciolo di Martina si estinse con la prematura scomparsa del ventiduenne Petracone VIII (1804-1827), sicché il titolo nobiliare, divenuto un semplice predicato nominale in seguito alla all'abolizione della feudalità, fu ereditato dalla sorella del duchino, Argentina (1805-1849). Questa nel 1824 sposò il duca Riccardo III de Sangro (1803-1861) e alla sua morte il titolo di duca di Martina venne trasmesso, in successione, ai suoi due figli maschi, Placido (1829-1891) e Nicola (1827-1901), quindi, ai discendenti di quest'ultimo.

Riccardo de' SangroPer espressa volontà di Riccardo de Sangro (1889-1978), nipote ex filio Giuseppe (1861-1897) del citato Nicola ed ultimo maschio di questo ramo della famiglia de Sangro, il titolo di duca di Martina non è stato attribuito ad alcuno dei suoi eredi.
Proprio l'ultimo duca donò, con atto testamentario nel 1978, la parte più consistente e storicamente rilevante del grande archivio Caracciolo - de' Sangro al comune di Martina Franca.