Il Palazzo Ducale

Palazzo DucaleNel 1668, l'ottavo duca di Martina Franca, Petracone V Caracciolo, dava inizio alla costruzione di una sontuosa residenza nel più prestigioso dei suoi feudi, Martina, per esaltare le possibilità economiche, politiche ed artistiche della casata. Per questo motivo il palazzo ebbe un disegno grandioso che prevedeva oltre 300 stanze.
Inizialmente considerato opera del Bernini, ne fu successivamente attribuita la paternità ad un inedito Giovanni Andrea Carducci, un bergamasco che avrebbe lavorato su un disegno approvato dal Bernini stesso.
Il Palazzo non fu mai ultimato a causa delle ingenti spese (il primo lotto dei lavori arrivò a costare 60000 ducati); fu solo parzialmente completato nell’ala orientale del Duca Francesco III nel 1773.
Originariamente il palazzo aveva forma a staffa di cavallo (a U) con la parte retrostante aperta a terrazzamenti degradanti verso la Valle d’Itria.
La facciata, concepita secondo l’ordine gigante, appare nettamente divisa orizzontalmente da una balconata decorata da una ringhiera a ferri spanciati, al di sotto della quale si inserisce il mezzanino, caratterizzato da una serie di finestrini quadrati. Sala dell'Arcadia
Il portale presenta l’epigrafe dedicatoria “Petraconus V – A Fundamentis Erexit/Anno DNI MDCLXVIII”. Esso presenta due semicolonne di ordine gigante, i mascheroni con gli occhiali contro il malocchio e il gancio per lo stemma ormai scomparso. Nell’ampio androne d’ingresso, con la volta a botte impostata su sette lunette, si aprono due vaste sale, a loro volta affrescate sul soffitto, che si vuole fossero destinate a foresteria.
I Caracciolo abitavano il piano mezzano dove attualmente sono ospitati gli uffici del comune. La parte superiore (appartamento reale) doveva essere destinata all’arrivo del sovrano di Napoli da cui i Caracciolo dipendevano, evento che non si verificò mai.
All’appartamento reale si giunge attraverso lo scalone d’onore terminante in un imponente portale barocco inquadrato da colonne tortili in gesso decorato. Da qui si accede al “salone delle feste”, una sala di 200 mq. Un passaggio, sulla destra, conduce alla “galleria”, dove si coglie il suggestivo disporsi di porte rococò, sagomate ad orecchi e decorate da conchiglie, volute e motivi floreali, che chiudono i saloni di rappresentanza. La prima sala decorata con motivi floreali, contiene i ritratti dei Caracciolo; la seconda sala è quella dei sindaci, dove i soffitti sono dipinti a tempera in stile liberty con motivi floreali e ghirlande; la terza, infine, costituisce la cappella dei duchi, nella quale si conserva un maestoso altare in pietra policroma e dorata, sul cui paliotto è scolpito il simbolo matrimoniale dei Caracciolo e dei Pignatelli, il leone per i primi e le tre pignate per i secondi.
Sala dell'ArcadiaI dipinti di questa cappella rappresentano San Gennaro con l’ampolla, la Madonna del Carmelo, S. Martino col grappolo e le anime purganti. Nel 1776, quando ormai era chiaro che il completamento architettonico del palazzo ducale non sarebbe mai stato portato a termine, il duca Francesco III commissionò a Domenico Carella la decorazione pittorica di diversi ambienti della gigantesca residenza, fra cui tre grandi sale del cosiddetto appartamento reale. Il Carella, nell'affrescare le sale del piano reale, s'ispirò a stampe francesi settecentesche, mettendo in scena per la prima sala, quella denominata dell'Arcadia, il duca stesso Francesco III con la moglie Stefania Pignatelli e tutta la corte. Nella seconda sala, chiamata del Mito, le scene sono tratte dalle Metamorfosi di Ovidio, nell'ultima, denominata sala della Bibbia, il ciclo pittorico principale è tratto dal libro di Tobia.