Storia dell'Archivio

Sul volgere del XVIII secolo i Caracciolo di Martina, provvidero all’organizzazione del proprio archivio, seguendo due percorsi: inventariazione della documentazione presente nelle loro diverse dimore; recupero delle tracce della storia familiare, attraverso altri complessi documentari.
Una delle ragioni che indusse a mettere ordine nelle memorie di Casa Caracciolo fu, sicuramente, la contesa ereditaria insorta a metà Settecento, dopo la morte del duca Francesco II.
Per la risoluzione di quella controversia studiare l’archivio, divenne un’incombenza ineludibile. Nel corso di quelle prime indagini molti documenti risultarono dispersi e si constatò che le carte di famiglia giacevano in uno stato di grave abbandono.
Un’altra ragione che indusse i Caracciolo a intraprendere lavori di organizzazione delle proprie carte va ricercata nella necessità delle famiglie nobili di fine Settecento di provare l’autenticità delle proprie origini in un clima socio-politico ormai manifestamente sfavorevole al sistema feudale.
I lavori archivistici intrapresi a fine Settecento da Giuseppe Petter (attestato dal 1790 al 1815) sulle carte della famiglia Caracciolo di Martina, perciò, sia in considerazione della quantità degli strumenti prodotti e sia della qualità degli stessi, non possono essere ricondotti a mere ragioni di necessità funzionale ma al bisogno di trasformare quella documentazione in sapere storico collettivo.

Molti danni erano stati prodotti nel complesso alla documentazione a causa dell’incuria e dell’abbandono degli anni precedenti e molti vuoti erano ormai incolmabili, e a tutto ciò non potè porre rimedio la paziente opera di schedatura e d’inventariazione, intrapresa dal Petter, che, pure, ricercò fonti alternative presso altre istituzioni o recuperò parte del materiale archivistico perduto.
Nei tumulti del 1799, per esempio, molte carte della famiglia Caracciolo vennero sottratte ma poi furono acquistate da Michele Lucente, razionale del duca, dagli avvocati napoletani Martucci e De Vecchis per essere consegnate all’archivario Petter, che provvide alle operazioni di schedatura e d’inventariazione in appositi repertori (n. 31 e n. 32), oggi perduti.

"Repertorio Generale in succinto" compilato dall'archiviario Giuseppe Petter
Repertorio Generale

L’incarico di riordinare l’archivio era stato conferito dal duca Francesco III nel 1790 al Petter, che per venticinque anni attese al lavoro con grande pazienza e con notevole perizia. Egli dovette riordinare la documentazione conservata nei palazzi di Napoli e di Martina e, inoltre, fu espressamente incaricato di rimpiazzare i documenti di famiglia andati perduti. L’impianto dato dal Petter al suo lavoro di riordino condizionerà positivamente tutte le operazioni archivistiche ottocentesche e, anche, quelle più contemporanee; egli, infatti, con correttezza metodologica e con meticolosità descrisse ogni singolo pezzo archivistico e di ciò si ritrova traccia su ogni documento da lui regestato.

dorso del Repertorio 4Il Petter nel 1801 aveva completato la regestazione della documentazione conservata nel Palazzo a Seggio Capuano di Napoli, nonché la quella reperita dall’amministratore del duca, Michele Lucente, presso la Santa Sede. Il Petter, completato il lavoro a Napoli, si spostò nei diversi feudi dei Caracciolo, dove s’accinse a inventariare documentazione conservata in quelle sedi, ricorrendo allo stesso metodo usato in precedenza, cioè compilando un repertorio per ogni complesso archivistico.

"Repertorio 3" compilato dall'archiviario Giuseppe Petter
Repertorio 3

Egli, sicuramente archivario di professione, applicò ante litteram, più o meno consapevolmente, il principio di provenienza delle diverse carte, giustificandolo come unico metodo possibile di lavoro in relazione sia alla quantità della documentazione, sia al suo stato di disordine. Il suo pregevole lavoro, anche se non portato completamente a termine, ha avuto il merito, come s’è detto, di costituire la nervatura sulla quale si baseranno le successive operazioni di inventariazione, condotte sull’Archivio. A cavallo della metà dell’Ottocento sono databili due ulteriori interventi d’inventariazione, portati a termine grazie all'utilizzo dell'impianto precedentemente dato all’Archivio dei Caracciolo dal Petter, il che non costituisce per la Puglia un caso isolato.

La motivazione del risveglio d’interesse per le carte di famiglia da parte delle casate nobiliari va, sicuramente, ricercata nelle incertezze dei tempi, nelle paure di possibili rivolgimenti politico-sociali oltre che nella necessità di poter ben tutelare i propri interessi. Un ruolo certamente non secondario giocò, anche, la necessità di attestare le proprie origini, assicurandosi la possibilità di tramandarle nella memoria storica.

pandettaUn particolare e ulteriore stimolo per la Casa di Martina a riorganizzare le carte di famiglia fu dato nel 1824 dal matrimonio dell'ultima discendente dei Caracciolo, Argentina, con Riccardo III de Sangro. S’impresse, infatti, un nuovo volto all'Archivio, perché vi trovò posto anche la documentazione di Casa de Sangro, rendendo, così, necessario proseguire nelle operazioni d’inventariazione, avviate a fine Settecento da Giuseppe Petter. Di questo terzo intervento non è pervenuto alcun inventario e le notizie finora riferite sono ricavate da una Pandetta, compilata a corredo dell’inventario allo scopo di renderne più agevole la fruizione e la consultazione.
La storia delle operazioni archivistiche sulle carte dei Caracciolo e dei de Sangro, comunque, non si esaurisce con quest’ultimo intervento d’inventariazione, a causa delle intricatissime vicende che interessarono la famiglia tra la fine dell’Ottocento e i primissimi anni del Novecento. Esiste in Archivio, infatti, uno strumento notarile dei primi del Novecento, nel quale sono frettolosamente e disordinatamente elencati atti delle casate Caracciolo e de Sangro, distinti non in considerazione di un impianto ragionato e pensato, quale poteva essere quello del Petter o degli archivisti a lui subentrati, ma funzionale ai problemi di successioni ereditarie, innescatisi a seguito della morte di Argentina Caracciolo e del marito. Il 1901, anno della scomparsa del duca di Sangro e di Martina, Nicola, costituisce un momento periodizzante, quindi, nella produzione della documentazione. A quella data, infatti, l'archivio storico dei Caracciolo s’interrompe per dar vita a un corpo archivistico del tutto nuovo, relativo alla gestione di difficili e incalzanti passaggi ereditari, originando quello che oggi si potrebbe definire l'archivio contemporaneo. Nell'elenco compilato dal citato notaio la documentazione fu indicata solo al fine di essere distinta nei diversi rami ereditari ma, comunque, tale nuova sistemazione non sconvolse completamente il solido impianto archivistico originario, che si rintraccia sia all'interno delle singole buste, sia nella sequenzialità di alcune serie. Nel caso dei duchi di Martina l'intento del notaio era quello di rintracciare la documentazione, riconducendola ai vari assi ereditari. Per l'Archivio Caracciolo de Sangro di Martina Franca quello che si spera è la possibilità di poter verificare, prima ancora del citato inventario notarile, quel terzo inventario, ora perduto, che fu redatto tra la fine dell’Ottocento e gli albori del Novecento; poterne visionare l'impianto metodologico permetterebbe di far rivivere, se non la collocazione materiale della documentazione, almeno in una sorta di strumento virtuale, quella bella pagina di storia dell'archivistica, scritta dal Petter e dai suoi successori.

Per quanto il Petter avesse dedicato venticinque anni alla riorganizzazione delle carte della famiglia Caracciolo e per quanto questo lavoro sia proseguito da altri archivari per tutto il XIX secolo, sta di fatto che l’Archivio Caracciolo è giunto sino a noi provvisto di più strumenti di ricerca, necessitanti di un’operazione di raccordo.

L’archivario Giuseppe Petter, già nel 1815, lamentava l’impossibilità di intraprendere l’incombenza [della formazione di un indice generale] che dovrà essere la chiave di ogni cosa e laddove questa manca per quanto sia aggiustato un archivio non sarà che un corpo senza anima. La Soprintendenza Archivistica spera, finalmente, di far emergere l’anima di uno dei più interessanti corpi archivistici attualmente conosciuti in Puglia e ciò grazie al primo intervento promosso in collaborazione con l'Amministrazione Comunale di Martina Franca, come già detto, nel 1999, sia con l’attuale intervento di completamento e di revisione, avviato con i fondi CIPE.