Storia dell'Archivio

dorso del Repertorio 4Il Petter nel 1801 aveva completato la regestazione della documentazione conservata nel Palazzo a Seggio Capuano di Napoli, nonché la quella reperita dall’amministratore del duca, Michele Lucente, presso la Santa Sede. Il Petter, completato il lavoro a Napoli, si spostò nei diversi feudi dei Caracciolo, dove s’accinse a inventariare documentazione conservata in quelle sedi, ricorrendo allo stesso metodo usato in precedenza, cioè compilando un repertorio per ogni complesso archivistico.

"Repertorio 3"
compilato dall'archiviario Giuseppe Petter
Repertorio 3 Repertorio 3

Egli, sicuramente archivario di professione, applicò ante litteram, più o meno consapevolmente, il principio di provenienza delle diverse carte, giustificandolo come unico metodo possibile di lavoro in relazione sia alla quantità della documentazione, sia al suo stato di disordine. Il suo pregevole lavoro, anche se non portato completamente a termine, ha avuto il merito, come s’è detto, di costituire la nervatura sulla quale si baseranno le successive operazioni di inventariazione, condotte sull’Archivio.
A cavallo della metà dell’Ottocento sono databili due ulteriori interventi d’inventariazione, portati a termine grazie all'utilizzo dell'impianto precedentemente dato all’Archivio dei Caracciolo dal Petter, il che non costituisce per la Puglia un caso isolato.
La motivazione del risveglio d’interesse per le carte di famiglia da parte delle casate nobiliari va, sicuramente, ricercata nelle incertezze dei tempi, nelle paure di possibili rivolgimenti politico-sociali oltre che nella necessità di poter ben tutelare i propri interessi. Un ruolo certamente non secondario giocò, anche, la necessità di attestare le proprie origini, assicurandosi la possibilità di tramandarle nella memoria storica.

pandettaUn particolare e ulteriore stimolo per la Casa di Martina a riorganizzare le carte di famiglia fu dato nel 1824 dal matrimonio dell'ultima discendente dei Caracciolo, Argentina, con Riccardo III de Sangro. S’impresse, infatti, un nuovo volto all'Archivio, perché vi trovò posto anche la documentazione di Casa de Sangro, rendendo, così, necessario proseguire nelle operazioni d’inventariazione, avviate a fine Settecento da Giuseppe Petter. Di questo terzo intervento non è pervenuto alcun inventario e le notizie finora riferite sono ricavate da una Pandetta, compilata a corredo dell’inventario allo scopo di renderne più agevole la fruizione e la consultazione.
La storia delle operazioni archivistiche sulle carte dei Caracciolo e dei de Sangro, comunque, non si esaurisce con quest’ultimo intervento d’inventariazione, a causa delle intricatissime vicende che interessarono la famiglia tra la fine dell’Ottocento e i primissimi anni del Novecento.
Esiste in Archivio, infatti, uno strumento notarile dei primi del Novecento, nel quale sono frettolosamente e disordinatamente elencati atti delle casate Caracciolo e de Sangro, distinti non in considerazione di un impianto ragionato e pensato, quale poteva essere quello del Petter o degli archivisti a lui subentrati, ma funzionale ai problemi di successioni ereditarie, innescatisi a seguito della morte di Argentina Caracciolo e del marito.
Il 1901, anno della scomparsa del duca di Sangro e di Martina, Nicola, costituisce un momento periodizzante, quindi, nella produzione della documentazione.
A quella data, infatti, l'archivio storico dei Caracciolo s’interrompe per dar vita a un corpo archivistico del tutto nuovo, relativo alla gestione di difficili e incalzanti passaggi ereditari, originando quello che oggi si potrebbe definire l'archivio contemporaneo.
Nell'elenco compilato dal citato notaio la documentazione fu indicata solo al fine di essere distinta nei diversi rami ereditari ma, comunque, tale nuova sistemazione non sconvolse completamente il solido impianto archivistico originario, che si rintraccia sia all'interno delle singole buste, sia nella sequenzialità di alcune serie.
Nel caso dei duchi di Martina l'intento del notaio era quello di rintracciare la documentazione, riconducendola ai vari assi ereditari. Per l'Archivio Caracciolo de Sangro di Martina Franca quello che si spera è la possibilità di poter verificare, prima ancora del citato inventario notarile, quel terzo inventario, ora perduto, che fu redatto tra la fine dell’Ottocento e gli albori del Novecento; poterne visionare l'impianto metodologico permetterebbe di far rivivere, se non la collocazione materiale della documentazione, almeno in una sorta di strumento virtuale, quella bella pagina di storia dell'archivistica, scritta dal Petter e dai suoi successori.
Per quanto il Petter avesse dedicato venticinque anni alla riorganizzazione delle carte della famiglia Caracciolo e per quanto questo lavoro sia proseguito da altri archivari per tutto il XIX secolo, sta di fatto che l’Archivio Caracciolo è giunto sino a noi provvisto di più strumenti di ricerca, necessitanti di un’operazione di raccordo.
L’archivario Giuseppe Petter, già nel 1815, lamentava l’impossibilità di intraprendere l’incombenza [della formazione di un indice generale] che dovrà essere la chiave di ogni cosa e laddove questa manca per quanto sia aggiustato un archivio non sarà che un corpo senza anima.
La Soprintendenza Archivistica spera, finalmente, di far emergere l’anima di uno dei più interessanti corpi archivistici attualmente conosciuti in Puglia e ciò grazie al primo intervento promosso in collaborazione con l'Amministrazione Comunale di Martina Franca, come già detto, nel 1999, sia con l’attuale intervento di completamento e di revisione, avviato con i fondi CIPE.